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Servizio delle IENE sul temibile ANISAKIS

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  • Ragazzi, credo si sia fatta un pò di confusione…

    Quote:
    se ho capito bene il pesce si puo' consumare crudo comunque l'importante che si pulisca subito per non permettere al verme di penetrare la carne del pesce…

    il "subito" purtroppo non è un tempo tanto facile da stabilire in quanto l'anisakis si attiva dopo poche ore dalla morte del pesce e quindi io non mi fiderei tanto…se non si è esperti e si vuole consumare il pesce crudo immancabilmente meglio fare l'abbattimento col surgelatore

    Quote:
    grazie per l'info

    e pensare che l'anno scorso appena finito di pescare seppie le cucinavo subito  >xcalabria>x<…ora sotto 0

    Se le cucini l'anisakis se c'è lo uccidi pertanto puoi continuare a cucinare le seppie anche subito…come detto all'inizio il problema è il consumo crudo…

    @Tonyx79
    proprio oggi su Rai 1 ad "occhio alla spesa" parlavano di questi parassiti. Un medico presente ha detto chiaramente che il congelatore di casa non serve ad uccidere l'anisakis e quindi il rischio rimane  <xcalabria<.  Unica maniera per eliminarlo con il freddo è l'abbattitore che fa raggiungere in pochissimo tempo circa 15-20' al prodotto una temperatura di -30° ed oltre, temperatura che dà completa garanzia, oppure comprare pesce surgelato (non congelato)  il congelatore di casa difficilmente supera i -18° e produce,appunto, solamente prodotti congelati. Le alici marinate sono ottime ma usiamo quelle congelate e se ben trattate non si nota quasi la differenza con quelle fresche.
    Buon appetito a tutti… in sicurezza

    Una circolare del ministero di sanità del 1992, ancora in vigore, obbliga chi somministra pesce crudo o in salamoia (il limone e l'aceto non hanno alcun effetto sul parassita) ad utilizzare pesce congelato o a sottoporre a congelamento preventivo il pesce fresco da somministrare crudo. Infatti l'anisakis e le sue larve muoiono se sottoposti a 60 gradi di temperatura, oppure dopo 96 ore a -15° C, 60 ore a -20° C, 12 ore a –30° C, 9 ore a -40° C.
    I pericoli maggiori provengono dai ristoranti e dal consumo casalingo. Purtroppo non tutti i ristoranti seguono queste indicazioni, poiché i casi sono in aumento e la causa è spesso da imputare ad alici marinate, evidentemente non sottoposte a congelamento preventivo.
    Per evitare contaminazioni, consigliamo di seguire questi semplici consigli:

    1) evitare il consumo di pesce crudo in ristoranti cinesi "travestiti" da giapponesi, che stanno proliferando in questi anni, a tal proposito consiglio di leggere questo articolo di Panorama;
    2) evitare il consumo di alici marinate, se non preventivamente congelate (chiedere al gestore del ristorante);
    3) nel consumo casalingo di pesce crudo, acquistarlo fresco e congelarlo per almeno 4-5 giorni nel congelatore a -18 gradi. Il pesce prontamente eviscerato (come il salmone di allevamento) è più sicuro di quello venduto con le viscere;
    4) prestare particolare attenzione alle specie a rischio, come lo sgombro, le sardine, il tonno e il pesce azzurro in genere.

    Grazie Roby_one per l'ulteriore precisazione ([size=10pt]Infatti l'anisakis e le sue larve muoiono se sottoposti a 60 gradi di temperatura, oppure dopo 96 ore a -15° C, 60 ore a -20° C, 12 ore a –30° C, 9 ore a -40° C[/size].)
    Sarebbe bello se riuscissi a trovare i reiferimenti precisi della circolare ministeriale da te mensionata e postarli qui per tutti noi, e mi piacerebbe leggere anche l'articolo di panorama da te indicato…

    Complimenti per le informazioni date per chi ama gustare il pesce crudo! Io sono daccordo con tè che il pesce è meglio gustarlo cotto piuttosto che crudo, visto che si rischia moltissimo.Dopo tutto a volte ci si ammala lo stesso per altri motivi,perchè andarselo ha cercare.E poi non è detto che si rischia solo col pesce fresco! Ma anche con le cozze,ostriche ecc.Ma se volete mangiare qualcosa di crudo direi la carne chianina!Non è pesce,ma chi la provata sa comè  >o<calabria>o< .Il pesce e molto meglio pescarlo fotografarlo è rilasciarlo,non è facile per chi è abituato ha portarselo via,ma non è mai troppo tardi. CIAO a tutti.         

    Trany, io parlo e scrivo per essere direttamente chiamato in causa  dall'anisakis e giuro che non mangerò + pesce crudo, perchè quello che ho passato alla distanza di un mese dall'intervento al cuore ha dell'incredibile. Non auguro a nessuno quello che ci si sente grattarsi in tutte le parti del corpo e non alleviare il prutimento non è cosa, e poi la febbre che sale fino a 41 gradi e sentirsi le ossa rotte, è una goduria davvero da provare. Comunque torniamo a discorsi seri.
    Anche se non sono un pescivendolo ma comunque commerciante di carni ti posso dire che le normative ci sono e vanno rispettate e giusto giovedi ho avuta un'ispezione da parte dei veterinari per adesso tutto ok.
    Dicevo l'articolo di panorama per Salvatore è questo:

    MILANO – INDAGINE NAS SUI RISTORATORI GIAPPONESI 
     
    Pesce crudo: un business poco fresco 
     
    Un'indagine dei Nas, condotta nel capoluogo lombardo, rivela che il pesce servito durante gli aperitivi non è fresco. E le norme igienico-sanotarie raramente vengono rispettate 
    Un'indagine del nucleo antisofisticazione allarma gli habituè dell'happy hour e gli amanti della cucina giapponese. Secondo quanto rivelato dall'inchiesta, a Milano, patria italiana dell'aperitivo, la maggior parte del pesce crudo servito non è fresco. I fan di questi meeting serali, sempre più contagiati da specialità e prelibatezze della cucina asiatica, sono avvertiti. Meglio, quindi, diffidare dagli stuzzichini offerti in locali all'apparenza poco puliti e tenersi lontani da sushi e sashimi. Fanno eccezione solo i piatti serviti da ristoratori esperti.

    Dal lavoro dei Nas, però, emergono altri dati agghiaccianti. Ad esempio, non tutti sanno che nel capoluogo lombardo la grande maggioranza dei ristoranti che preparano cucina giapponese sono in realtà gestiti da cinesi. Inoltre, la preparazione di pietanze a base di ingredienti crudi spesso avviene senza la piena osservazione delle norme igienico-sanitarie. Non è un caso, infatti, che durante gli ultimi controlli effettuati, molti addetti alla ristorazione etnica sono stati denunciati per la violazione di queste regole.
    "Da tempo ormai assistiamo al proliferare di ristoranti giapponesi che di giapponese, per la verità, non hanno molto, oltre alla dicitura sulla vetrina o sull'insegna. In realta" – spiegano i Nas di Milano – "la maggior parte di tali esercizi, che si sono aggiunti a quelli seri e tradizionali, sono gestiti da personale senza alcuna esperienza nella specifica trattazione o somministrazione di questo tipo di alimenti".
    Il dato appare ancora più sconcertante se si pensa che, in patria, gli esperti di sushi possono offrire queste prelibatezze gastronomiche solo se dotati di uno specifico patentino.
    "Qui tutti hanno seguito la moda" – spiega un ristoratore che vuole mantenere l'anonimato – "e si sono improvvisati cuochi giapponesi. I primi sono proprio i cinesi, i quali hanno capito che, mentre i gamberetti fritti vengono venduti a 5 euro, un piatto di pesce crudo, in un contesto di lusso, frutta anche 50 euro. Molti locali cinesi hanno solo cambiato insegna, lasciando invariate la società o l'ubicazione del ristorante. Anche molti italiani hanno deciso di approfittare della nuova moda". E la tendenza del pesce crudo avanza.
    "Bisogna fare attenzione, però" – spiega Edgardo Valerio, direttore del servizio Igiene Alimenti e Nutrizione dell'Asl – "i prodotti ittici devono essere maneggiati con cura e conservati attentamente, perché altrimenti possono causare anche gravi problemi. In città, purtroppo, spesso abbiamo riscontrato irregolarità, sia nei cosiddetti ristoranti etnici, che in quelli italiani".

    "Il problema esiste." – spiega Massimo Giubilesi, presidente dell'Ordine dei tecnologi alimentari – "Basti pensare che la catena del freddo imporrebbe al ristoratore di avere scarico del materiale, lavorazione e conservazione dei prodotti ittici in una zona dedicata. Ma quanti, tra gli 11 mila ristoranti di Milano e provincia, hanno un requisito simile?".
    I dati parlano da soli. Ogni anno l'Asl chiude circa settanta di locali. Il numero dei ristornati etnici, però, rimane costante. Molti locali, infatti, si adeguano velocemente e riaprono, compromettendo la qualità dei cibi e un pieno rispetto delle norme di igiene.
    Così, tra negligenze e menefreghismo, i fan della cucina asiatica rischiano conseguenze preoccupanti. Non manacano, poi, casi estremi. Un esempio? Qualche mese fa i Nas di Milano hanno perquisito un ristorante in zona Ticinese. I titolari utilizzavano per le loro ricette pesce marcio, abbandonato nel cortile interno dello stabile, tra i motorini e i bidoni della spazzatura.
    Molti sono i pub e i bar che si improvvisano locali per happy hour alla moda e rifilano agli ignari clienti alimenti che spesso sono fuori dal frigo da molte ore o provengono dalle rimanenze di altri ristoranti.

    E la normativa è questa:

    Nel primo trimestre del ’92 il Ministero della Sanità ha emanato la Circolare n°10 del 11/03/92 e l’ordinanza ministeriale del 12/05/92 a spiegazione della Direttiva Europea 91/493 del 22/07/91, norma recepita dallo stato italiano tramite il D. Leg.vo 53/1992 che prevede controllo a sondaggio nelle aziende che distribuiscono e trasformano prodotti di tipo ittico, al fine di contenere il problema dell’anisakidosi.

    Quote:
    se ho capito bene il pesce si puo' consumare crudo comunque l'importante che si pulisca subito per non permettere al verme di penetrare la carne del pesce…

    E' molto teorico, ma dovrebbe essere pulito senza rottura dei visceri e prima che questi abbiano iniziato a sfaldarsi. Per le acciughe è difficilissimo che ciò avvenga.

    Anisakis è un genere di nematodi parassiti di diversi animali marini.

    Ciclo biologico
    Questi parassiti si trovano, allo stadio di adulto, nell'addome dei mammiferi marini (balene, foche, delfini), più precisamente nello stomaco, e sono visibili ad occhio nudo.
    Sono anche presenti all'interno delle carni prevalentemente nella parte inferiore del pesce (agli stadi intermedi) dove assumono una colorazione biancastra.
    Le specie di Anisakis svolgono il loro ciclo biologico in ambiente marino.
    Le uova vengono rilasciate in acqua attravero le feci dei mammiferi marini e si sviluppano vari stadi larvali.
    Subito dopo la schiusa vengono ingeriti dal primo ospite intermedio, un crostaceo, che a sua volta viene ingerito dal secondo ospite intermedio, o paratenico (cioè in cui il parassita non può svilupparsi e crescere), che è il pesce.
    A questo punto si sviluppa l'ultimo stadio larvale che può passare direttamente al suo ospite definitivo (mammiferi marini) per il completamento del suo ciclo biologico oppure può trovarsi accidentalmente in un altro ospite definito accidentale (nel quale il parassita non evolve a successivi stadi di sviluppo), che può essere l'uomo se quest'ultimo si ciba di pesce crudo, o poco cotto, che contiene al suo interno la larva di Anisakis.

    Descrizione
    Questi nematodi misurano dai 1 ai 3 cm, vanno dal colore bianco al rosato, sono sottili e tendono a presentarsi arrotolati su se stessi.

    Implicazioni sanitarie
    Le larve di anisakis posso costituire un rischio per la salute umana in due modi: per una parassitosi causata da ingestione di pesci crudi contenenti le larve e per reazione allergica ai prodotti chimici liberati dalle larve nei pesci ospiti.

    Anisakidosi
    La gravità della malattia che apportano dipende sia dalla quantità di parassiti ingeriti sia dalla sensibilità individuale del consumatore. I sintomi vanno da semplici disturbi gastro enterici (dolori addominali, vomito, diarrea) alla possibile perforazione intestinale e dello stomaco.

    Reazioni allergiche
    Le sostanze biochmiche secrete dalle larve all'interno dei pesci che le ospitano possono causare delle reazioni anafilattiche in individui sensibili.

    I prodotti ittici più a rischio sono:
        •    pesce sciabola
        •    lampuga
        •    pesce spada
        •    tonno
        •    sardine
        •    aringhe
        •    acciughe
        •    nasello
        •    merluzzo
        •    rana pescatrice
        •    molluschi
        •    cefalopodi
        •    sgombro

    Prevenzione
    Per risolvere il problema sarebbe sufficiente l'eviscerazione immediata del pesce, che però non viene mai praticata, oppure metodi basati sull'esposizione ad alte temperature o, al contrario, molto basse:
        •    immediato congelamento rapido: il parassita muore dopo 24 ore a -20 °C
        •    esposizione ad alte temperature: il parassita muore in 15 minuti a 60 °C

    FONTI – Wikipedia, l'enciclopedia libera
                Newsfood

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